domenica 28 ottobre 2018

SENSIBILITA' E RIMEDI

"Come sei sensibile...". Chiunque abbia espresso un'emozione o azzeccato un congiuntivo si è sentito pronunciare questa frase. Ma cosa vuole dire essere sensibili?
Innanzitutto, significa essere permeabili: ai desideri, ai vezzi e agli umori altrui. Il sensibile ha, al posto del corpo, una sorta di ricettore permanente di stimoli esterni.
Esterni ma non interni. Infatti, impegnato com'è a prestare attenzione all'esterno, dimentica l'interno, cioè se stesso.
Il sensibile è un individuo decentrato che passa le sue giornate ad assorbire il mondo. A perfezionare questa tendenza interviene spesso l'immaginazione la quale è in grado di generare storie e idee anche a partire dal nulla. Una smorfia, un pensiero, un capriccio (sempre altrui) diventano, nella mente del sensibile, immagini fisse, motivo di grandi e tragiche riflessioni che si susseguono durante pochi secondi: "Mi ha guardato", "Ha storto il naso", "Mi odia".
Quindi, in conclusione, possiamo dire che il sensibile è permeabile, decentrato e dominato dalla sua stessa immaginazione: in una parola, fragile.
Per questo, sembra sconveniente essere sensibili. In effetti, lo è: provate ad arrivare a fine giornata dopo aver vissuto minimo venti vite (di altre persone) e aver prodotto, nella maggior parte dei casi, giudizi astratti o assurdi. Un inferno, da cui è possibile evadere in due modi: trasformandosi in una pianta o in un comodino. Gli ultimi studi sulle piante, però, rilevano la complessità della loro vita: dunque, c'è il rischio di essere sensibili, diventando in una pianta.
Rimane una sola possibilità, per uscire dal tunnel della sensibilità: essere un comodino!

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