sabato 22 giugno 2019
CAIO GIULIO CESARE
Poniamo che Caio Giulio Cesare venga catapultato, per uno strano scherzo del destino, nell'Italia di oggi. In una campagna pugliese, per la precisione. Sicuramente, ammirerebbe il paesaggio; godrebbe del riflesso che il sole di Puglia genera sul suo scudo; sarebbe stregato dalle immense distese di grano. Poi, però, cercherebbe di conquistare il potere. Perché ogni Cesare che si rispetti ha un solo obiettivo: sedere su un sedile prestigioso, qualunque esso sia. Il potere è, per lui, ogni potere: un poterino, un poterucolo, un poterone. Cesare può anche essere ambizioso e volere, dunque, i poteri maggiori ma, si sa, chi ben comincia è a metà dell'opera. Perciò il nostro Caio Giulio diventerebbe assessore, consigliere regionale, amministratore delegato, ingegnere, malato immaginario. Accumulerebbe titoli, insomma, servendosi di ogni mezzo. Sarebbe un politico spregiudicato che pur di decidere quanto costa il latte, farebbe di tutto. Cesare, per farla breve, sarebbe un italiano classico: affamato di soldi, meschino, pronto a tutto per togliere un tozzo di pane al vicino che gli sta antipatico. E noi, anche questo si sa, siamo un po' tutti figli di Cesare.
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