L’amore è attrazione e contatto. E’ attrazione: l’amato
conduce a sé l’amante senza nemmeno toccarlo. E’ contatto:
l’amante e l’amato, toccandosi, sperimentano un’unione
irripetibile. I due contraenti di questo patto gioioso accettano di
trasformarsi giocando. Divertendosi insieme, questi giocatori
rinunciano, inizialmente, al loro passato incontrando il passato
dell’altro. Le storie si fondono. Il passato sparisce. Comincia un
nuovo futuro. L’intimità produce una nuova personalità, una nuova
maschera sorridente, una nuova felicità condivisa. I due giocatori
cambiano insieme. Ballano. La musica dei corpi pretende una danza
spensierata. Così, i soldi, il lavoro, la cultura non contano,
finalmente. Un’altra civiltà emerge del desiderio partecipato: un
piccolo mondo fatto di sguardi, fantasie, pelli. Un mondo dove tutto
è possibile: andare sulla luna in bici, rendere l’asfalto un
oceano, far apparire un baretto un ristorante di lusso. Un mondo
senza giudici che puntano il dito. La pesantezza della morale non ha
spazio nella casa leggera dell’amore.
Detto questo, posso
ben dire di essere innamorato degli Oreo. Gli Oreo mi attraggono
fatalmente. Gli do un morso. Mi dimentico di tutto mentre li mangio e
poi sorrido. Tra me e gli Oreo, c’è attrazione e contatto. Dunque,
è amore.

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