Vivere significa fornire prestazioni. Esistere non basta, occorre
lavorare sempre: in famiglia, nella coppia, con gli altri. Vivere
significa produrre un reddito spendibile nel mercato sociale. Dalla
nostra efficienza dipende l’amore che riceviamo: “Bravo, continua
così...”. L’amore non è gratis. L’amore si compra con la
moneta della normalità. La norma registra la nostra adesione al
modello prestazionale-economico che la vita ci suggerisce. Tutti
lavoriamo per lavorare. Tutti rendiamo conto di noi stessi. Esistere
non basta. Dobbiamo esibirci sul palco dell’economia reale.
Dobbiamo garantire una performance che
risponda alle istanze lunari del nostro tempo. Dobbiamo contrarre
debiti e generare crediti. Dobbiamo essere soggetti economici. Noi
stessi siamo la merce che consumiamo e facciamo consumare. Dal
produttore al consumatore. Sempre. Ogni giorno. Per una vita. Una
vita passata ad elemosinare riconoscimenti
multipli. E poi, un abbraccio autentico (forse). Un sorriso.
L’affetto smisurato. L’abbandono. Un ballo. Una battuta. Il sole
d’inverno. “E il mio maestro mi insegnò com’è difficile
trovare l’alba dentro l’imbrunire”.

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